Il salto

Bom dia

Il salto di un anno praticamente, forse più.

Si perché quando si inizia a viaggiare, il tempo inizia a passare così velocemente che non sai più davvero dove sei.

Ho vissuto i sette mesi ad Esmoriz (Porto), con un trasporto inimmaginabile, un’esperienza del genere, è qualcosa che consiglio a tutti. Controindicazione: perdersi; sì, perché non puoi che perderti nelle serate da solo, con i ragazzi che passano di là, gli amici, le serate in acqua o le notti a rincorrere treni perché un taxi per qualcuno non è arrivato. E’ stato sogno? macché, se con la Nuova Zelanda pensavo di aver davvero passato un limite, immergersi in un posto lontano da tutto per tanto tempo, accende in ognuno una reazione diversa, per me è stato uscire davvero dal sistema (bisogna anche rientrarci in quel sistema poi) e dandomi una visione d’ insieme, anche sui sogni, che mi ha sbalordino: è come si fosse mosso tutto anche si in realtà fisicamente non mi muovevo. Forse il riassunto di tutto è stato proprio questo: sono stato immobile per 7 (corti) mesi.

Finito tutto quindi, baci abbracci e bel viaggio?! non proprio dato che sono a Bruxelles ma nel frattempo voglio fare un gioco che si fa spesso dopo un viaggio, di qualunque tipo:

 

64 cose che  ho imparato

  1. sarò sempre preoccupato per i soldi che ho in tasca
  2. non posso stare senza fare niente
  3. qualsiasi cosa può sconvolgerti, annoiarti o incuriosirti, sta a te scegliere
  4. sono curioso ed avventuroso
  5. ma mi ritengo un codardo
  6. siamo fortunati
  7. per vivere bene serve solo: il cibo e la voglia di fare
  8. ogni posto è a colori
  9. imparare una lingua è facile
  10. il tesoro più prezioso è quello che abbiamo ora
  11. la musica è davvero importante
  12. ama i tuoi amici perché ti stanno aspettando
  13. e anche la tua famiglia (anche se non va tutto rosa e fiori)
  14. i video di viaggi sono ingannevoli
  15. grazie a Dio sono ingannevoli
  16. vivere un sogno dipende solo dalla tua capacità di percepire la realtà
  17. 30 kg sono tutto quello di cui hai bisogno per un anno
  18. Sharing is seriously caring
  19. chiudi sta merda di pc//telefono//tablet e vai a farti un vita
  20. essere bravissimi in una cosa è una figata
  21. ma provare di tutto è una figata, provatelo
  22. facebook è un gran mezzo se si viaggia
  23. stare in silenzio aiuta
  24. scusate ci provavo
  25. vuoi viaggiare? organizzati
  26. sei disordinato? viaggia
  27. ti mancherà sempre qualcosa
  28. non so fare affari…. “mi stai vendendo 1€ per 50€? ci sto!”
  29. Non è vero che gli immigrati italiani sono i più casinisti
  30. ma è anche vero che i pregiudizi un po’ veri sono
  31. il mondo è una figata
  32. mi riposerò nella tomba
  33. un sorriso può illuminare la giornata
  34. ed il karma, le auree e quelle robe lì esistono
  35. che ti mancherà sempre casa
  36. che un grazie sincero è la cosa più bella che si posso ricevere
  37. si mangia bene dappertutto, ma in Italia la cucina è uno spettacolo
  38. che non potrò mai fare un aglio e olio come mio padre
  39. ma che fuori dall’Italia sono uno chef
  40. bisogna solo respirare, questa è la soluzione a tutto
  41. l’ultimo saluto non si rifiuta mai
  42. ¾ della roba che si compra per un viaggio inutile
  43. e l’altro ¼ è di qualità scadente
  44. cercati tutte le guide che vuoi, servono ma tanto l’unica cosa è andare e provarci
  45. smettere di fumare è una cazzata
  46. se inizi a viaggiare, è moooooooolto difficile smettere
  47. costruire qualcosa con il proprio impegno è una figata
  48. la natura è uno spettacolo
  49. ma molti pensano di essere contenti per il cellulare nuovo che hanno in mano, non perché sono all’ombra di un albero
  50. ogni posto ha un odore
  51. il migliore instagram è il tuo cervello ed ha anche dei fantomatici filtri
  52. che conosco 4 lingue (ok, non bene) ma non mi fermerò qua
  53. il tuo corpo ti dice di cosa ha bisogno, ascoltalo
  54. Che nessuna città sarà mai con Torino, profuma di bosco e la luna piena sulla collina e la roccia
  55. che più il progetto è importante per se stessi e più ci si ritiene degli idioti, non farlo
  56. che non pensavo di arrivare a 60
  57. in ogni caso provaci, poi si vedrà
  58. che l’unica domanda che conta è: “Se morissi oggi, saresti contento?”
  59. e la risposta deve essere onesta, come lo devi essere con tutti
  60. Questo cazzo di mondo lo puoi salvare datti da fare con piccole cose
  61. che tu stia viaggiando o no, qualsiasi cosa tu stia costruendo o ricostruendo credi in te stesso
  62. sempre
  63. alla fine vedrai che piccolo o grande che sia il progetto, potrai dire: “l’ho fatto” (ed ti emozionerai)
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“La mia” Christchurch

Kia Ora,

Per chi conosce in tempo reale i miei spostamenti, potrebbe essere obsoleto come saluto, ma, dato che sono un po’ indietro, mi piace pensare che questo saluto mi faccia tornare indietro di una settimana.

Pertanto, here we go, sono alquanto emozionato di poter scrivere ciò che penso e ho provato, vivendo a CHCH.

Il mio spostamento logistico da Queenstown non è stato affatto semplice (causa macchina cesso), ma la decisione, è stata ponderata per bene; in realtà è una di quelle cose che si imparano in viaggio(più o meno), ma su questo credo già di essermi dilungato abbastanza precedentemente.

Insomma mentre mi trovavo a Queenstown ho capito che avevo bisogno di ballare lindy hop, fare surf e sicuramente lavorare, le opzioni, se vi trovate nell’isola Sud sono:Dunedin, Invercangill, Christchurch. Ora, se avete modo di parlare con più persone (kiwi e non), vi diranno che: Invercangill è un paese per famiglie, grandi onde ma zero lavoro per travellers e lindy hop, Dunedin ha lindy e belle onde, ma essendo una città universitaria, i lavori sono quasi presi tutti da chi si vuole fare due lire (ops, dollari), pertanto la scelta, anche abbastanza ovvia, è ricaduta su Christchurch.

Al momento del mio spostamento, e in generale tutti mi hanno ripetuto che “Christchurch suck”, ottima weed ma che per il resto non è una città dove è bello vivere, unica voce fuori dal coro Valeria de “lannodelkiwi.com” che vivendoci mi ha chiesto apertamente di non essere frettoloso, di dargli tempo e di essere curioso.

Ora, dopo un’odissea in macchina, sono arrivato in un caldo lunedì (24° per la NZ)  nella city center, l’impatto di sicuro è stato strano: CBD è l’area che con New Brighton  è stata colpita di più dal terremoto, pertanto si parla di più di 2500 edifici abbattuti e in generale il numero arriva a 8000 su tutta l’area; ok le fonti non sono accurate ma sugli 8000 posso dire che ricordo da un video  del CCC (Christchurch City Council).

Beh questo infine è il mio giudizio: Christchurch è una città fatta di gente dura che quasi nella sua totalità si sveglia alle 6 (se non prima) per ricostruire una città che nel giro di 10 anni diventerà una perla da vedere assolutamente: ora, non voglio fare il gradasso ma non mi sbagliavo con Torino anni  fa e non mi sbagliavo con Porto, credo di non sbagliare neanche questa volta.

Christchurch è una città alternativa, dove: amare i chioschi fatti con containers o improvvisati in altro modo, fermarsi per apprezzare veri artisti al lavoro ; a Christchurch c’è tutto quello di cui si ha bisogno, amici e coinquilini provenienti da tutte le parti del mondo, la pace assoluta nel centro della città, le onde, lo swing (swing rebels on FB), l’università, gli op shops dove comprare roba di qualità a niente e  montagne dove arrampicare, e molto altro… certo, come ho già detto sembra davvero tutto il contrario al primo impatto e neanche vivere sembra proprio una passeggiata all’inizio e non aspettatevi dei ritmi di vita spaventosi, 7 serate su 7 a ballare ed onde da 5 metri che rompono su reef, ma ecco, forse il concetto che mi preme  di più passarvi è che davvero un posto che entra dentro e che in definitiva…

Mi manca davvero un po’….anche la casa disastrata dove pioveva dentro.https://www.flickr.com/photos/76403464@N02/

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L’onestà

Finally, finally i sold the car…

“Finally” non rende bene l’idea a parere mio, il “finalmente (evviva l’italiano)  ho venduto la macchina” è meglio.

Magari non tutti lo sanno e di sicuro non starò a snocciolare cifre che piacciono tanto ai grandi (“il piccolo principe” docet) ma è importante sottolineare che la macchina mi è costata enormemente, in termini di stress negativo (distress) e di soldi, davvero mi è quasi costato il viaggio.Probabilmente la peggior situazione in cui mi sia mai trovato.

Ora, per chi leggesse il blog per informazioni posso dire di NON comprare mai una Subaru ma soprattutto investite 100-150$ per farvi dare un’occhiata da un meccanico che VOI scegliete, meglio ancora se affiliato all’ AA che è sostanzialmente l’ACI italiano, è davvero un buon investimento e vi assicuro che non sono assolutamente soldi buttati via.

Ora però questa esperienza mi ha dato lo spunto per considerare un fattore che io ritengo assolutamente fondamentale: l’onestà. Ovviamente è una cosa che potete considerare anche a casuccia ma se non ci si trova nella condizione di avere  X soldi e null’altro per affrontare le difficoltà che naturalmente dovrete affrontare,  beh vi assicuro che diventa forse LA variabile; certo, dipende da quanto si cade dall’alto, se si investono 300$ possono girare i coglioni, ma se di soldi se ne investono 3000$ il passaggio da incazzati neri a depressi è sicuro.

Ora, lasciando la vostra confort zone e iniziando a viaggiare la disonestà fa parte del viaggio e se prendo in considerazione le persone incontrate durante le vicende della macchina beh, su 6 persone, ho trovato l’onesta nel 50% dei casi, e soprattutto non nelle persone che si vedeva che di soldi ne avevano di più: a me hanno sempre detto:” 1 volta è un caso, la 2° una coincidenza, la 3° una certezza”, ora posso dire: è vero.

Davvero ancora non riesco a comprendere il perché, forse che il vecchio adagio: “se ne hai, ne vuoi di più” sia vero?non lo so, e mi annoia, e mi scusi chi legge, pensare di fare di tutta l’erba un fascio, conosco in Italia e in Europa persone con tanti soldi, assolutamente onestissime.

Per chi ha visto il video della mia intervista che l “annodelkiwi.com” mi ha proposto, ad un certo punto parlo di chi fa business con i backpackers, ecco intendo proprio questa situazione.

Sono assolutamente esterrefatto dalla disonestà avuta da chi mi ha venduto la macchina (kiwi) e con altri due meccanici (kiwi anch’essi) ma tutto questo è stato bilanciato e anzi mi ha fatto ben sperare nel futuro dell’umanità (sisi non esagero) dall’onestà enorme avuta dagli altri 2 meccanici (inglese uno, isole Fiji l’altro) e da chi ha comperato la macchina.

Ora sarò molto critico e accettate le mie scuse preventivamente, ma la domanda che mi sorge è: ma davvero la Nuova Zelanda è un posto dove il 50% delle persone cerca di fregarti soldi ed entusiasmo?E che davvero non si possa fare nulla contro questa gentaglia (giusto 2 settimane fa un altro meccanico di Dunedin è stato condannato per aver fregato un brasiliano)? Se fosse così che bruci tutta e che ci si butti anche il sale sopra. Non sto parlando solo di auto.

Ma, visto che chi mi conosce sa che sono un ottimista e notoriamente buono e non incline a serbare (troppo e troppo a lungo) rancore, voglio lasciare che il ricordo e l’esperienza avuta con gli altri attori sia lo stimolo per imparare qualcosa di più, come una lezione di vita insomma in questo breve ma intenso viaggio.

Ora giusto per ampliare il mio discorso, la domanda che pongo è: dove risiede l’onesta davvero? chi la insegna? Considerando queste due domande sono sempre più convinto delle supposizioni avute prima di andare via: se c’è una cosa che ho notato da quando questa crisi economica globale è diventata una costante della vita di tutti i giorni, è proprio l’onestà e l’aiuto al prossimo. Per questo sono tanto positivo, nella mancanza ho visto nascere valori veri, concreti e fatti di sicuro da una sempre più solida consapevolezza del VALORE delle cose e non dei soldi. Ovviamente questo non protegge dalla disonestà ma sicuro a me sta insegnando a circondarmi o affidarmi a quelle persone che, anche se diversissime da me, hanno alla base questi valori e per cui la parola data vale più di 1000$

Infine, ancora più esteso, se non si parla di famiglia e amici, sia qui che in Italia, la possibilità di incontrare  grandi persone è proprio laddove le condizioni sono più disagiate: un lavoro durissimo o schifoso ad esempio…insomma: “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”.

su questo aspetto davvero un’opinione vostra.

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Che differenza c’è tra viaggiare e basta e viaggiare e lavorare? (parte 2)

LA seconda domanda ovviamente è, allo tempo, al di fuori e conseguente alla prima.

Se conseguente alla prima beh, non c’è bisogno di spiegare nulla :”Allora, hai trovato la tua dimensione di viaggiatore?”. Chi ha viaggiato per vacanza  un po’ conosce già la risposta.

Ma se fai la scelta di viaggiare e lavorare questa diventa il punto focale di tutto:” Allora, l’hai trovata la tua dimensione di viaggiatore?” ognuno ha la sua e ognuno credo trovi la sua risposta senza neanche cercarla; qui in Queenstown dopo un mese davvero easy going (con un grado di adattabilità e accettazione che mai mi sarei aspettato da me stesso) ho conosciuto le più svariate risposte, alcuni per non sentirsi soli escono tutte le sere, alcuni per una nuova vita, potrei andare avanti all’infinito, una cosa mi sembra però davvero certa, chiunque faccia una scelta del genere all’inizio ha dei demoni da combattere, qualcuno o qualcosa da dimenticare…qualcuno è solo confuso sulla strada da scegliere e il semplice rimanere a casa nella confort zone non basta a superare questo blocco, sia chiaro che non voglio dire che viaggiare è l’unico metodo, ma per quel che è la mia esperienza, nel momento in cui metti in discussione tutto, anche le poche certezze che hai ecco allora che le incertezze fanno meno paura e con umiltà puoi iniziare ad affrontarle.

Recentemente ho riletto “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” di Kipling, è un libro che ho sempre trovato interessante e anche se di primo acchito non sembra, ha dei punti assolutamente fondamentali per nostra vita. Fra le tante riflessioni due mi sembrano calzare pienamente durante un viaggio-lavoro:

La prima si riferisce alla Qualità, ed in senso stretto nella parte a cui mi riferisco, il professore decide di togliere per un semestre i voti da qualsiasi compito, dapprima gli studenti meno invogliati smettono di studiare, poi anche i più bravi, finché dopo un po’ si ristabilisce l’ordine delle cose è incredibilmente non solo i secondi ma anche i primi mettono un impegno smisurato nello studiare.Ora, il ragionamento che fa Kipling è questo: se tu annulli tutte le differenze di Qualità e quindi gli consenti di comportarsi in qualsiasi modo lui voglia senza conseguenza, in primo luogo avrai una persona che incomincerà a non interessarsi più alle cose, perché tanto non ce n’è motivo, fino a che qualsiasi situazione gli andrà bene, anche la più schifosa. Successivamente però il rimanere costantemente in questa situazione di non-Qualità lo spingerà a pensare e riflettere per poi giungere al desiderio forte e profondo di migliorarsi, esprimersi.

Questo cosa significa in un blog di viaggio? che se avete un blocco su cosa fare nella vita, cosa diventare, dopo un po’ che farete lavori anche disgustosi, state pur certi che inizierete a pensare ed avrete la vostra risposta… facile? no assolutamente è un processo lunghissimo e in cui io mi trovo solo al primo passo.

La seconda riflessione è superiore e si lega, e lega la prima.

Nel libro è descritto come un problema di manutenzione della motocicletta; no, non saprei riportarlo esattamente qui, non ne sono capace, ma proverò a riassumerlo.

Mettiamo il caso che voi abbiate un problema, la risposta è lì davanti a voi, proprio davanti così come la domanda, il fatto è evidente la “moto” non funziona, ma voi (noi) non riuscite a capire perché. eppure basta guardarla!!!

Allora basta aspettare e guardare con umiltà, vedrete che prima o poi qualcosa vi tirerà per la giacca, un dettaglio insignificante che richiedete solamente un attimo di attenzione e allora quel problema che vi blocca avrà la sua risposta in un lampo, basta guardare.

Ora, di nuovo, cosa centra questo? in un viaggio (e a casa) le domande e i problemi che ti bloccano sono tanti, tantissimi allora basta sedersi un attimo e guardare quello che stai facendo nel suo complesso, dopo un po’ un dettaglio stupido, una sensazione vi tireranno per la giacca e vi faranno (ri)prendere la strada giusta.

Per quanto riguarda me, questo mi sono accorto che ha funzionato più volte e piano cerco di guardare  quello che faccio per dare una risposta a quella domanda:

“Allora, l’hai trovata la tua dimensione di viaggiatore?”

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Che differenza c’è tra viaggiare e basta e viaggiare e lavorare? (parte 1)

Kia ora,

Nel giro dell’ultimo mese ho potuto confrontarmi, tra le tante questioni con due persone che mi hanno posto due domande assolutamente fondamentali, una implicita :”a cosa serve viaggiare?”, l’altra, chiara e a cui non ho ancora dato una risposta ma che risuona costante:” allora, hai trovato la tua dimensione di viaggiatore?”

Non vi serve sapere da dove vengono, come sono fatte, che carattere hanno, forse giusto l’età, tutte e due intorno ai 30, ma è bene dire che le due persone in questione sono in viaggio per motivi assolutamente opposti, ovviamente non starò a spiegarvi le motivazioni, ma vi basti sapere che l’una è una viaggiatrice incallita, turista qui in NZ, e l’altra, altrettanto incallita, una viaggiatrice-lavoratrice in giro per l’Oceania da un bel po’; vi assicuro che sono posizioni agli antipodi.

Spero e mi auguro che chiunque legga questo post lo interpreti non come due pagine di un diario personale ma come una questione a cui tutti quelli che prendono un aereo un treno, una macchina o un altro mezzo devono andare incontro.

La prima persona l’ho incontrata per un paio di giorni appena arrivato ad Auckland, lei all’inizio di 3 mesi di vacanza, io all’inizio di 1 anno di viaggio-lavoro; ci siamo rincontrati qui in Queenstown un po’ per caso un po’ perché pianificato, le differenze sono state subito evidenti, lei ha passato 2 mesi a vagabondare in parte con il suo ragazzo, a fare trekking lunghi giorni in tenda per i mille angoli neozelandesi, pertanto rilassatissima, io invece preso da dove andare a vivere lavorare, come risparmiare i soldi per la benzina e molto altro, rilassato in maniera diversa, ma sicuramente con qualche pensiero e con qualche domanda in più.

LA seconda, è una conoscenza fatta tramite facebook (veramente un gran mezzo per chi viaggia, c’è poco da dire), sicuramente moooooooooolto più avanti di me con le risposte ai dilemmi ma con cui ho davvero potuto confrontarmi su sacco di problemi. Ed un bel giorno mi ha posto la fatidica domanda: “Allora, hai trovato la tua dimensione di viaggiatore?”. Inutile ripetere che ancora non so dare una risposta ma vi assicuro che non c’è giorno in cui questa domanda non ritorni, non come monito ma come punto focale di tutta quest’esperienza: “allora, hai trovato la tua dimensione di viaggiatore?”…ah… beato chi conosce già la risposta.

Prima di continuare permettetemi di fare una digressione che vi servirà dopo per capire.

Una capacità che si acquisisce in viaggio è la critica costruttiva, cosa significa questo? significa che mentre vi troverete ad affrontare dilemmi come, per esempio, dove andare a vivere per un po’, sarete nella situazione in cui scelto un posto, un secondo dopo ne apparirà un altro, più attraente, con onde migliori magari; dove sta allora la critica? proprio in questo, ci sarà sempre un posto migliore, una macchina migliore, un lavoro migliore, una ragazza migliore ma tutto sta nella vostra ( e soprattutto mia) testa, tolte le evidenze di Qualità per cui ad esempio un lavoro di merda resta un lavoro di merda anche se vi divertite un mondo con i vostri colleghi, la chiave è accettare, non subire, ma accettare con coscienza e conoscenza, attivamente, e con le motivazioni, la spinta e l’energia che voi, e solo voi avete, quello che il destino vi ha riservato, anche quando le cose andranno storte (e vi assicuro che lo faranno al 300%).

Questo vuol dire che qualsiasi cosa facciamo non abbiamo scelta? no assolutamente no, anzi bastano un paio di aggiustamenti qua e là e tutto filerà dritto.

Detto questo rieccomi alla prima questione, mentre ci si confrontava e lei mi poneva domande sul perché non avessi viaggiato di più, la mia risposta è stata semplice, perché io attualmente non sono in vacanza, per carità sono invidioso dei suoi mesi passati in tenda e che di lì a poco avrebbe riabbracciato i suoi amici e la sua famiglia, ma che la mia scelta è stata diversa e include, sì, viaggi e scoperte ma che per un brevissimo periodo ho scelto attivamente di  confrontarmi con un mondo del lavoro nuovo, un nuovo modo di gestire le cose, di crescere personalmente e di imparare nuovi mestieri, qualsiasi essi siano: pertanto alla domanda “ che corsa serve viaggiare” entrambe le scelte hanno lo stesso valore dipende solo dalla vostra risposta a volte chiara, a volte meno ma sicuramente indelebile; se avete scelto la mia sicuramente nel mondo ci sarà qualcuno che ha scelto di viaggiare e basta, ed invidierà benevolmente la vostra visione e la vostra esperienza.

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il lavoro in NZ

Kia Ora,

Oggi visto che mi sento in vena e voglio essere un po’ noioso voglio raccontare di come funziona il lavoro qui, per come lo visto dopo 2 mesi(solo due? a me sembra 1 anno).

Buona notizia, il lavoro c’è e questo è fuori discussione i metodi sono principalmente 3:volunteering, fruit picking, lavoro in senso stretto.

Per il volunteering beh leggetevi i post riferiti alla farm, niente di più niente di meno: Ok quello per me in farm non era propriamente lavoro, ma il culo me lo sono fatto su e giù dalle colline a diserbare, eliminare erbacce ed a correre dietro mucche e vitelli lavorando anche 8-10 ore al giorno; dove trovarlo è semplice: helpx,woofing, backpackerboard.

Poi c’è il fruit picking, a metà fra il lavoro in senso stretto e volunteering cioè, verrete pagati (dicono poco) ma si può stare con un sacco di backpacker…io non l’ho fatto quindi non posso giudicare.

Lavoro in senso stretto…

Quello ce n’è parecchio nei posti giusti e si divide a quanto ho capito in due categorie: permanent job e cover staff.

Il permanent è simile al nostro indeterminato, con l’unica differenza che per un motivo o per l’altro vi possono sbattere fuori da un momento all’altro, nessun problema, il mercato funziona così…riciclo….. dimenticatevi quindi la frase “o mio Dio rinunci ad un indeterminato” dietro la porta ce n’è sicuramente un altro che vi aspetta.

Questo si divide ancora in due categorie: qualificato e non.

Per il qualificato i problemi sono più che banali: a parte i lavori per cui è indiscusso (o quasi) il titolo di studio o l’esperienza(quindi ingegnere, meccanico, saldatore, etc) non c’è problema, però per una stragrande maggioranza dei titoli europei o qualifiche come la mia la risposta è sempre la stessa, zero assoluto, nel senso che non vi danno risposta e se scavi un po’ viene fuori il motivo: non hai la qualifica neozelandese. per me onestamente è un stronzata… la sicurezza è sempre la sicurezza, se uno vola da un tetto non penso che i motivi siano perché  l’aria della NZ è più umida o meno, se uno sa curare una persona, lo sa fare ugualmente, ma vabbhè siamo in viaggio si può passare oltre…. se proprio proprio si vuole rimanere qui si fa come dappertutto, si studia e si prova a farsi riconoscere il titolo o la qualifica, diciamo che però se uno ha un’esperienza di lavoro alle spalle vera, questo aiuta nel trovare i  lavori non qualificati anche permanent.

I permanent diciamo che sono l’ideale se uno vuole stare in un posto qualche mese, come minimo ti richiedono 3 mesi (E 2 settimane di preavviso) ma diciamo anche che se c’è una cosa che giustamente fa incazzare i Kiwi e che uno stia un mese o meno e poi se ne va….forse è anche per questo che girando non c’è miscela fra Kiwi e backpacker (almeno dove sono stato io)

Poi c’è il cover staff, sostanzialmente ci sono le agenzie interinali che lavorano nello stesso modo che in Italia (si ok, non ti danno lavoro neanche a morire in Italia ora).

Qual è la bellezza in questo? beh “Se apri la mente sai cosa fa l’Universo?!” in altre parole sei in viaggio, stai pensando di spostarti fra poco tempo o non vuoi occupare la tua settimana Mon-Fri dalle 9 alle 5 cosa c’è di meglio di guadagnarsi i soldi per la pagnotta e l’affitto e basta, il resto del tempo sei libero di fare quello per cui sei partito e poi ti ritrovi a fare i lavori che mai avresti pensato e se proprio non sei uno che si adatta, anche il lavoro più schifoso diventa una scoperta… il mio lavoro di questi giorni? Recycling center, si avete capito bene dove si divide la monnezza e tra l’altro oggi ho pure fatto l’omino che svuota nel camion la monnezza: mi fa schifo mettere le mani lì? decisamente si, me lo faccio andare bene? anche, ma in tutto questo è un’esperienza che insegna parecchio anche sul nostro modo di vivere e oggi sono stato tutto il giorno in giro per 2 paesi a 100km da QT  sul trailer in cui caricavo le bottiglie  in piedi a godermi questo strano viaggio mentre fra una casa e l’altra (si parla anche di 1-2 km ) nell’aria fresca mi godevo la vista intorno….un po’ come andare in moto, senza casco e senza guidare: stanchissimo (giornata 5am-5pm) ma felice dell’esperienza e pagato bene. Ed infine, altra nota positiva mente si lavora in un posto così il cervello inizia a ragionare e capisci anche cosa vuoi diventare…

LE ultime due note che voglio lasciare sono:

  • la paga per lavori non qualificati sta fra i 14.25 e i 18$ (in genere sui 15-15.50$), per il lavori qualificato fino a 30-40$ all’ora (ma non detto anche meno)
  • Su dove cercarlo, beh c’è un video di Valeria de lannodelkiwi.com su dove cercarlo.
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Kia Ora,

E’ passato circa un mese da quando sono arrivato qui a Queenstown e le differenze che ho potuto notare dalla vita a Whakatane e qui sono due facce della stessa medaglia, quella della Nuova Zelanda:l’una fatta di farm, l’altra quella del turismo.

Inizierò partendo dalla farm, forse la faccia più antica della Nuova Zelanda, Non starò ad aggiungere granché rispetto a quanto scritto in precedenza su quell’esperienza, è stata sicuramente interessante e formativa, nei pochi giorni che sono stato da Paul &Khatarina ho potuto spostare una mandria di vitelli, imparare cosa significa preparare un prato per l’arrivo di una mandria e (scusatemi amici vegetariani) andare ad un’asta di bestiame, sicuramente mpressionante, i più deboli di cuore possono davvero diventare vegetariani mentre il banditore urla i rialzi ad una velocità impressionante, diciamo che in fin dei conti sai anche cosa mangiano le mucche da carne e quelle da latte.

Qui a Queenstown invece ho trovato una faccia con un sacco di luce ma tante e (mia opinione) forse troppe ombre, sicuramente qui in Queenstown, paese della corsa all’oro in NZ si può trovare una disneyland per adulti, un sacco di esperienze da fare, paracadutismo, bungyjumping, Downhill, etc…tutto al modico prezzo minimo di 100$ (ma solitamente si sta a prezzi più alti)…. e in aggiunta valanghe di backpacker e Aussie che vengono qui per far baldoria, non è difficile trovare alle 8-9 di sera già tutti ubriachi e strafatti di acidi (in realtà molto prima), può essere bella certo ma forse non per i miei canoni.

cosa salva tutto questo? beh sicuramente la natura che si ha intorno, le montagne sicuramente per cui ho un debole, davvero belle, ma diciamocelo per la maggior parte delle persone potremmo essere a San Salvario e sarebbe la stessa cosa. di camminate non se ne parla neanche la mappa riporta ben 11 percorsi che vanno dal facile all’intermedio, quindi in parte è tutto da scoprire, la montagna intendo.

Il viaggio per arrivare fino a qui è stato tutto un wow, un ohhh, un fermarsi per far foto…putroppo il video che avevo preparato sul viaggio e la guida in nuova zelanda è partito con la Gopro rubata da un gentilissimo Backpacker Israeliano che viveva nel centro sociale che condivido.

In questo mese in compenso ho potuto lavorare per la NZSki ed ho imparato a suon di botte a fare downhill, quello lo salvo volentieri!

stay tuned

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